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Full text of "Dorval e Virginia; dramma semiserio per musica, da rappresentarsi nel teatro di S.A.S. il signor principe di Carignano, nel carnovale del 1799 in 1800"

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DORVAL  È  VIRGINIA 

DRAMMA  SEMISERIO  PER  MUSICA 

DA  RAPPRESEijTARSI 

NEL  TEATRO  DI  S,  A.  S„ 

IL  SIGNOR 

PRINCIPE  DI  CARIGNANO 

N(l  Carnovale  del  1799  »«  «^^o 


i 


TORINO 
.P£R  GIAMBATISTA  FONTANA 
cm  ptrmif sione 


ATTORI 

€a^RMON:r  padre  di  ^ 

//  sìsi^^r  Filippo  'Seftssl 
VIRGINIA 

La  signora  Eufemìa  Ekart 
MAaGHElITA  madre  di 

La  signora  Giuditta  Serafini 
DORVAL 

//  sizno^  Andrea  No^^an 
DOMINGO  Moro  faifiigjiare  di  Clermont 

//  sì^ftor  Pio  Cattaneo 

M.r  DE  LA  BORDONE'  Governatore  dell  Boia 

//  signor  Michel  Angelo  Pevereré 
ZABI  schiavo  di  M.r  LiBordonè 

//  signor  Pietro  Zappini 
BERVIL  Caortaio  dei  porto 

//  signor  N, 
Coro  f^e*  Mori 
Comparse  di  Marinari 

La  sicena  si  finge  in  uri*  isph  d- America 

ia  musica  è  del  celebre  maestro  Buccherini. 

copia  della  musica  si  distribuisce  dal  sig, 
Francesco  Pessagno  Copista  della  R,  Cappella. 
€  Camera^  abitante  avanti  Casa  Pertengo  isola 
5.  Federico  n,  92  pcrta.  n,  924  al  quaria  piano. 

Il  scenario  dev'Opera  e  Balli  è  d'invenzione 
id  'rsccuztowe  del  sig.AntonioBaila  Milanese. 

lì  vestiario  dell'Opera  e  Balli  è  di  ricca  e  vaga 
invenzione  del  sig.  Liiigì  Magrini  Milaneser 


ti  Balli  sono  cdmpostl  e  diretti  dal  si^mr 
Leopoldo  Campilli 

PrÌ7hi  Ballerini  serj  assoluti 
Sig.  9|aeomo  Gc  ntili    Sig.  Gioànna  Campilli 
Primo  Grottesco^  e  Ballerino  per  le  parti 
Sig.  Vincenzo  Montagnani 

Primi  Grotteschi  a  perfetta  vicenda  estratti  a  sorte 
li  signori 

Annun?iiata  P^lach'ini     Teresa  fixunettì 
?4arco Rossetti   Francesco  Pirola   Luigi  Testa 

Primi  Ballerini  di  me^o  carattere 
fuori  dt^  concerti 
Sig.  Carlo  Arrùfàti   Sig.  Rachele  Spezia 

Primo  Amorino 
Sig.  Pierino  C^uapilli 
Altri  due  Amorini 

Ballerini  c  Ballerine  dtl  concerto  coppie  8<» 

BALLO  PRIMO 

AMINTA  PERSEGUITATO  DA  CIRCÈ 

SECONDO 

GIANNINA  E  BRUNELLI 

OSSIA 

IL  CACCIATORE  INNAMORATO 
Vedasi  in  fine  la  descrizione  del  primo  Balle. 


Primo  Violino ,  €  Direttore  dell* orchestra 
Sig.  Vittorio  C  navasso  virtuoso  di  Cambra  c 
Cappella  di  S.  M- 

6apo  de^secondi 
Sig,  Felice  Radicati  virtuoso  di  Cappella  c 
Camera  di  S. 

Primo  Violino  de*  Balli 
Sig.  Carlo  Canavasso  virtuoso  di  Corno  ti 
Caccia  di  Camera  e  Cappe  Ila  di  S. 
Prima  Viola 

Sig.  Caiposso 

Primo  Obhoe 
Sig.  Guglielmo  Vignerà  Xi'*^^^ 

Prima  Clarinetta 
Sig-  Adami  primo  virtuoso  di  Clarineua  ff 
Camera  e  Cappella  di  S.  M. 

Primo,  Corno  da  Caccia 

Sig.  Maro. 

Al  Cembalo 
Sig.  maestro  Luigi  Compoftino 

Primo  Violoncello 
Sig.  Paolo  Canavassi  virtuoso  di  Violoiiccll© 
alla  Cappella  e  Camera  di  S.  M. 
Primo  Contratasso 
Sig.  Giuseppe  Ardriolo  virtuoso  di  Contra- 
basso alla  Cappella  e  Camera  di  M, 


Suggeritore 


Ni^olao  GHone  suonatore  di  viola  di  Q^p^ 
pella  e  Camera  di  S.  M. 


ATTO  PRIMO  ■ 

SCENA  PRIMA 
Bofco. 

Dorvalf  e  Vir§lni<i  sQtf  gli  albiri. 


Dor.        ira,  cara  Virginia, 

II  turbiné  è  passato. 
Vir.  Ah  !  Dorvall^ ,  Dorvalle  ! 

Sempre  id>qéeste  foreste 

Minacciai!  Je  tempeste  , 

E  qual  è  la  cagione  ? 
Dar.  Siamo  nella  stagion:  osserva ,  amica. 
Vir.  Oh  bello  !  bello  in  vero  ! 

Questo  che  cosa  è  mai? 
£>#r. L'arco  celeste,  che  il  sercn  ci  dona. 
Vir.  Amico  mio,  perdona. 

Giacché  noi  siamo  in  quest'  erma  foresta» 

D'una  grazia  ti  priego. 
Dor.  A  degno  intcrcessor  nulla  mai  niego: 

Dimmi ,  che  cosa  brami  ì 
Vir.  Ah!  Dorvalle,  se  m'ami. 

Cantami  una  canzone  . 

Che  il  buon  Moro  Domingo  t'ha  insegnala. 
£>(?r.  Altro  non  vuoi  da  me  ?  sei  consolata. 
Se  miro  un  bel  visetto. 
Un  non  so  che  mi  sentó^ 
Per  cui  mi  batte  il  petto 
Con  dolce  moto  il  con 
Vìr>  Oh  che  bella  canzone  ! 


Dor.  Sé  questa  hai  gradita  » 
Ora  ti  prego  anch'  io 
D*un  tal  (lìvoxt 
Canta  quella  che  sai 
Che  mi  consola  il  core, 
Vir.  Per  compiacr  rti,  o  caro, 
E  cosa  non  farei  ? 
Canterò  se  lo  brami. 
Perchè  cortcnro  sci. 
Piaceri  soavi  di  questo  mio  core 
Crescete,  venue  al  caro  mio  sen. 
Che  lieti  noi  due  al  fine  vivremo. 
Felici  saremo  con  tutto  il  candor, 
Cor.Bvava!  evviva,  evviva!"* 

Ti  renio  grpxie  di  t^l  cortése  tratto, 
Ma...,  canti  molto  bene, 
O  mio  tesoro  amato. 
Vir.  Eh!  sì  sì..... 

Ma  scordarmi  non  posso 
Di  tua  cannone. 
25^/-.  Essa  lusingai  troppo 
II  tenero  amor  mio  ; 
Sai  bene  che  la  mia  madre 
Piena  per  me  d'amore 
Unitamente  al  .uo 
Anvabil  genitorè 
Cercano  un  imeneo.... 
Vir.  Ahi  bene,  bene...  allor  discorreremo..,, 
£>or. Tu  arrossisci?  e  perchè?  Ah!  cara  amica, 
La  tenera. 7^za  nostra,  il  nostro  amore. 
Che  dagli  arni  più  verdi  mai  s*è  spento, 
Sospirar  mi  fa  sempie  un  tal  momento. 
Vir,  Sospiro  ancor  io, 

E  quando  i!  padre  mio 


5 


Non  riprovi  un  tal  laccio, 
lo  sarò  tua.  Ma  intanto 
Quale  saià  la  via  che  al  patrio^  alberga 
Ci  guiderà  ficuri?  Ah  ch'io  mi  sento 
Per  la  fame  svenire.  ' 

Dor,  Prendi ,  se  vuoi  ristoro. 

le  moura  un  cestello  di  fiori 

Vir,  Ahi  Dorvirlle,  Doyvalle....^  spaventat€ 

Dor. E  che  ti  turba  mai? 

Fir.  Mira,  mira,  Dor -'ai,  quel  brutto  Moro, 
Ohimè  !  mi  fa  paura. 

Dcr. Dorval  è  teco,  vivi  pur  sicura^ 


Zahi  strascinandosi  lun^o  gli  alberi  ^  e  dnci, 


Vtr.  Ah  poverino  !  in  qual  stato  si  trova  I 
£>or.Ah  che  il  parlar  non  giova! 

Io  corro  a  sostenerlo, 
Vir,  Ah  no  !  ti  ferma ,  o  caro  » 

Che  può  farti  del  male. 
/}(?;.  Io  non  temo  di  nulla. 
Venite  ,  bu  n  tmico  , 
Sedete  in  questo  sasso.  *     l'ajutu  a  sedere 
Za^. Ahimè!  son  rovinato. 
Vir.  Cae  vi  sentite,  o  Moro  sventurato? 
Zab.  Fame  ,  e  poi  fame , 

Io  fuggo  il  mio  padrone,  che  m'ha  venduto 
Ad  un  altrt)  padrone  di  taccia  austera. 
Che  dall'isola  parte  quersta  sera. 
Z>>or.  Ebbene  non  temete  ; 
E  se  bisogno  avete 


SCENA  IL 


4 

Di  ristorarvi  uft  poco , 
Virginia  vi  darà  cjuanto  qui  abbiamo, 
P^ir.  Sì,  si,  con  tutto  ii  cuor  ve  lo  doniamo. 
^  z      E'  povero  il  dono. 

Ma  il  core  accogliete. 
Se  grato  mi  siete 
Non  ho  che  bramar. 
Zah,       Ah  !  voi  mi  dcn;jtc 
E  vita,  e  vigore^ . 
I!  grato  mi©  cuore 
Non  posso  spiegar. 
Venite,  caro  ami^o  , 
Venite  a  c^sa  nostra. 
Che  insieme  con  Domingo 
Mi  porgerete  ajuto. 
^^.Ohimè!  viene  il  padrone,  io  son  perduto. 
f'^ir.  Che  faccia  d*ass?ssino  I 
Asconditi,  o  buon  Moro» 
*  E  tu  a  me  t'avvicina*  c  Dorval 

SCENA  IIL 

Birvìl  con  Mori  9  che  incatindn^  Zabt 


Ber,      incateni  costui. 

ZakVì  ammazzo  tutti  e  tre,  se  mi  legate. 

l^ir.  Via,  non  lo  strapazzate. 

Non  vedete  eh*  ei,  piange? 
2?or.  Alfine  ei  non  fuggiva. 

Ma  qui  del  fiume  in  riva 

Ci  facea  compagnia. 
Sir.  La  grazia  gli  sia  fatta,  io  vado  vh, partì 

Grazie,  mio  buon  padrone» 


Fif,  Ti  ricorda  di  noi 
Zak  Ch^  io  mi  scorda  di  voi  giovani  amati  ? 
Gii  occhi  da  un  ciarlatan  mi  siao  cavati* 
Se  mi  ricorderò? 
Se  grato  vi  sarò  ? 
Dal  nascer  dell'aurora 
Sino  al  cader  del  giorno 
Io  vi  ringrazicrò-.*-» 
Si  mi  ricorderò» 
Fra  le  fatic:  c  ancora 
Colla  stanchezza  intorno 
Presenti  ognor  v'avrò. 
Se  mi  ricorderò!  p.sQnSmiLtMm 

SCENA  IV. 

Virginia  y  €  DorvaL 

T 

Dùr.  Il  Moretto  è  partito. 

Ora  che  soli  si-mo. 

La  nostra  f  me  ancor  saziar  possiamo, 
Vir.  Intanto  tu  potresti 

Sull*  àlbero  vicino 

Sollecito  salir:  io  qui  di  sotto 

Lf  frutta  staccheiò. 
i?tff.  Eccomi  ptoEto, 

Ma  tu  che  mi  darai  ? 
T/V.  Presto  dammi  le  frutta,  e  lo  vedrai. 
Dor.    La  lusinga  sui  ramo  mi  tiene, 

T*hf  SCI  vita,  ma  il  premio  dov*è? 
Vir,    La  promessa  da  me  si  mantiene, 

SiamrrJ .  ttento,  v-cco  il  premio  per  te, 
Dor.    Ah  sorella!  bugiardo  è  il  tuo  dono. 
Non  scherzar,  fa  da  vero  con  me. 


6 

Vir.    No  fratello,  ti  basti  il  mio  dono, 

Non  avrai  più  per  ora  da  me. 
Vìr.  Presto  presto,  Dorval,  non  perdiam  tempo 
to$r.  Io  SOn  con  te  ^  cor  mio.     va  per  partin 

SCENA  V.  ' 

Domingo^  e  detth 

Ah  !  mio  Domingo.... 

Dom.      Frasconcelli    sì  son  io. 

Che  vi  cerca  che  vi  brama 
Perchè  sssai  gli  sta^e  a  cor. 

P^^r.Non  ti  sdegnar  mio  buon  Domingo: 
Scusami  ,  e  saprà  mia  ihàdrt..., 

Dom.      V  snra  madre  poveretta 

Mi  mandò  per  voi  di  fretta, 
E'  reste ta  appassionata  , 
Piango  anch'  io  del  suo  dolor. 

Tir.  Ah  Domingo  non  mortificare  il  mio  Dor- 
val!^ 

Io  racconteiò  alla  sua  genitrice ,  e  a  mio 
padre... 

Dom^      V  stro  padre  è  in  gran  timore. 

Prova  un  sommo  batticore..,. 
Vir,  Dor.ììcn  sgridarci  ^  ognor  vicini 

Noi  staremo  ai  genitor. 
Dom.      Ah  mici  cari  paoron  ini  ! 

I)  vi  sgrido  per  amor. 
i^<?r. Questi  chi. sono  mai?  Compariscono 
ì  Mori  ^  e  p affando  il  fiume  raccolgono 
dei  vinchi^  e  ne  fanno  un  tessuto  pcf 
passare  Virginia. 


Dom,$on  nostri  buoni  amici  ^ 
Che  in  traccia  van  di  voi. 
Dor. Amici  soni  oh  cieli  felici  noi*  ' 

Dorval^  Virgima^  Domingo  f  t  Mori» 

Tutti      Per  Zabi  misero 

Noi  grati  fiamo 

A  quella  tenera 

Vvoftia  pietà. 
Dar.       Ah  bucane  genti  ! 

Che  far  volete? 
Dom.      Flèmma,  e  vedrete 

Come  si  fa. 
Tutti      Ecco  un  innesto^ 

Di  rami  c  fiori  j> 

Su  via  sedete 

S^nza  timon 
Vir.  Dor\  Ma  poi  ?  / 
Dom.      Qual  dubbio? 
Dot.       Ma  tu?  ^ 
Dom.       Vi  seguito. 
Tutti      Noi  vi  peniamo  ai  genitor* 

Virginia,  si f de  sopra  il  tessuto  ài  ramiy 
dove  le  dà  mano  Domingo ,  e  i  Mori 
la  fef^uitano. 

Vir.  Dor.  Oh  quanto  giubbilo  provo  nel  cor^ 
Dom,       Allegramente  sei^za  timor. 
Jutti      Noi  VI  portiamo  ai  gtnitcr. 

partono  tutti  insieme 


SCENA  VI. 


Giardino  di  Clermont. 
Margherita  ,  e  CUrment» 

&€u  A  h  !  cara  Margherita 

Dove  saranno  mai 

Del  nostro  amore  i  pegni  ì 
MurMi  st5Ìace  che  Domingo 

Ancor  non  sia  tornato. 
CUr.'E  dove  il  rio  destin  PaVrà  pe^rtato? 
MarM^  intanto  la  tua  storia 

Cominuar  ti  piaccia, 

^  dimmi  per  hè  mai 

La  Francia  abbandonasti? 
€l€r,A  te  saper  S' 1  basti 

Che  un  nodo  disuguale  mi  rese  odioso 

Apparenti  ed  amici.  Io  qui  ne  venni 

Coli*  amc't^  consorte 

La  quale  poscia  morì.  Restommi  solo 

La  mia  cara  Virginia, 

Del  coniugale  amore  frutto  si  raro. 

Che  della  vita  mia  m'è  assai  più  caro. 
MarMà  tu  da' tuoi  parenti 

Nulla  speri  ottener. 
C/rr.Monsieur  la  Bord^nè 

Presidente  dell'isola  fia  poco 

Di  madama  Smfar,  ricca  mia  zia. 

Novelle  recherà,  e  spero  allora...^ 


SCENA  VII, , 


Di  la  Bordone ,  €  detti, 

J'ar,  Glermont  mio  caro  atnico..,.. 
CUr.AÌ  mio  seno  vi  stringo. 

Madama  di  Sanfar  si  è  placata. 
Cler.  Oh  che  nuova  impensata  l 
BonUo  meco  sul  vascello 

Un  bau!  che  a  momenti 

A  voi  sarà  recato. 

E  questa  qui  è  la  lettera 

Che  Madama  vi  manda.  li  dàh lettera 
C/er.  Vediamo  cosa  comanda.  Ug^e 

Ohimè!  che  legge  iniqua! 

Colpe?  La  figlia  mia... 

Pretende  aver  eoa  se  ?  Barbara  aia! 
SonOt  via>  non  più  parole; 

Pensate  accasi  vostri. 

Se  meco  vien  la  figlia 

La  sorte  cangiereie  . 

Ma  se  meco  non  vien  voi  perirete, 
Afar.Per  quanto  tera^  mai? 
C/m  Per  pochi  mesi.  S*ella  non  parte 

Perdiam  nostra  fortuna. 
Man  Partirà  sènza  il  padre? 
C/er. Ohimè!  qua!  ricordo!  che  sento! 

Come  soffrir  potrò^  sì  gran  tormento? 

SCENA  VIIL 
Virginia  f  Dorval^  e  deteié 
O^r.j^/Iadre  mia,  madre  mia!  didentro 


Aftfr.Ecco  che  tojrna  il  figlio, 

N??scohdi  agPocchi  lor  Tumido  ciglio. 
yir.  (  Caro  padre  ! 
Doni  Cara  inaOre^ 

Figli  amati  1 

Vìr  I 

Dar.}  '^'^^^        P^^  lascicrò. 

C^er?f         "^^^  P^^  ci  lascieranno^ 
Vir,    No:  vi  cesta  troppo  aff  «ho. 
Dor.    Sempre  appresso  vi  starò. 
Mar.   Ahi  mai  più  o  lascierannOe 
CI  r.    PjO  resistere  non  so. 
AiarJ^  quali  angustie  mai 

Voi  ci  avete  làsci?.ti! 
Cler,  Ma  dove  siete  stati  ! 
Dor.Gìù  per  la-  valle  sulla  riva  del  fiume. 

Come  è  nostro  costume. 

Ah!  cara  madre  non  pariirem  mai  piiì. 
Vir.  I  >  lo  prometto  al  cielo.. 
Dor, Ma.  il  mio  caro  Dommgo 

Io  qui  non  veo:go.  Ah!  ch'io 

Desio  vederlo.  Or  or  firò  ritorno, /?^rre 
Vìr,  CaroDorvalle  mio!....  aadio,  buon  giorno. 

lo  guarda  con  atteniiane 

SCENA  IX. 

Clermonty  Margherita,  e  Virginia. 


Ckr.  io  non  posso  mirarla. 

Ne  trattenere  il  pianto,  pi&ngt 


Vir,  Se  un  guardo  ci  non  mi  dona , 
Egli  è  segno  evidente, 
Che  meco  sia  sdegnato. 
Ah  padre  l  ah  padre  amato  ! 
E  d'onde  nasce  l'inquietudine  voftra?  . 
Cler.E  perchè  mai  brami  ch'io  parta? 
f^r.  Férma,  ferma,  credea 

Più  tenero  il  tuo  cor.  Dalla  tua  figlia 
Tu  cerchi  un  vero  amore,  non  cerchi  invano. 
Baibaro  è  bène  il  fato 
Se  mi  lascia  così  in  questo  stato. 
Ah  !  più  non  chiedo  ,  o  padre  ^ 
Che  scingervi  al  mio  seno 
Per  potermi  chianiar 
Felice  appieno. 
Come  pòrria'  resistere 
II  mio  figliale  amore 
Vedendo  il  genitore 
Privo  d'amor  per  me  ì 
Le  smanie  che  mi  sento , 
Il  duol  che  mi  funesta, 
Tutto  è  per  m^  tormento, 
E'  affanno  a  questo  cor. 
La  sorte  mia  funesta 
Forse  cangiar  si  può  , 
Deh  !  padre  mi  donate 
La  pace  che  non  ho* 


SCENA  X 


Margarita  e  CUfmen: 


ì  cara  Margarita» 

L'avete  voi  sentita? 
A/«r.Eh  non  dovete  voi 

Dà  un  affetto  soverchio^ 

Lasciarvi  trasportare. 
CUr»  Sì ,  sì  mia  cara  amica , 

RafFieiiarmi  saprò  ;  lo  giuro.  Infanto 

Le  chiavi  del  b^ule  a  voi  consegno. 


Voi  1*  aprirete  :  e  intanto... 
Ah  !  mi  sento  morir,  m* uccide  il  pianto. 


DomX  Jovt  è  andato,  o  Signora, 

C  ermom  il  mio  padrone? 
Aftfr. Che  volete  Domingo? 
£>o/7z.EgIi  è  questo  un  baule. 

Che  pesa  più  d*un  morto... 
MarSì ,  ho  capito. 

Mettilo  là  in  quel  cantone. 
i3or. Chi  è  mai  codesta  geme? 

Quello  cos'  è? 
Davz.QuelJo ,  quello  è  un  baule,  non  lo  ve- 
dete ? 

J\f^zr. Queste  chiavi  prendete. 
Apritelo,  da  poi 


li  dà  le  chiavi 


SCENA  XI 


parte 


Domingo  con  alcuni  Mori^  che  portano  un  baule  y 
Margarita  j  indi  Dorval 


Vedrete  ancora  voi 

Quanto  a  Virginia  hclh 

Regala  la  sua  zia.  Domingo  apre  il  hauU 
D^ir.Oh  bclia  in  fede  miai 

Ma  questa  che  cos*  è  ì     prende  ma  enfia 
Mar. E'  una  cuffia  alla  moda. 
Dot.  Oh  I  buono ,  oh  buono  ;  e  questi  ? 

facrndg  fumare  lì  denoji 
Mar.Tìin^oTo  per  Virginia, 
Dar.  Oh  che  bella  fonura! 

Oh  cJie  buona  parente  l 

Ah!  che  dici  Domingo?  Un  astro»  ufì 
sole 

Sembrerà  la  Virginia, 

Ditelo  voi  ,  madre  mia* 
Mar.Lz  beltà  spesse  volte  è  di  periglio. 

L'onestade  è  più  bella,  o  cara  figlio. 
Dor,  Ma  dov*  è  mai  Virginia  ì 

Vanne  in  cerca  ,  Domingo  , 

Dille  ,  che  quà  ne  ver^ga. 

Ah  I  quando  m*  è  lontana  io  peno ,  ìq 
moro. 

/>am.Pìgliate  me  per  lei ,  benché  sia  more?. 
PonLà  dol:e  idea  m'allctta 

Nel  figurarla  adorna,  e  a  me  presente, 
Qual  soave  piacer  l*  alma  ne  sente! 
Scn^o  che  son  vicino 
Al  mio  magdor  contento  ; 
£•  questo  il  bel  momento 
Di  mia  felicità. 


Che  dolci  smanie  io  provo; 
V  ardore  in  cui  mi  xtQrQ 
Briliarc  il       mv  fa.  * 


M 

Po/w.Cosa  ne  dite  voi? 

H'ì  preso  poco  sbaglio?^ 
iW^r.Domingo ,  io  qui  ti  lascio. 

Se  venisse  Virginia, 

Dille,  che  venga  a  me. 
Dofh.  Ah  sì  Signora, 

Adesso  che  son  solo 

Vo*  provarmi  una  cuffia. 

si  pone  U  cuffia  in  tesrti 

Forse  che  non  sto  btne  ? 

Ma  sento  che  qualcuno  qui  sen  viene. 

ripone  la  cuffia. 

SCENA  XII 

Clermont  e  detto 

CUr.Pi.hl  Domingo»  Domingo*,- 

Dom  Aìi  ero  il  mio  padrone , 
Perchè  cosi  agitato  ? 

C/^r.  Virginia  ,  la  hi;a  figlia  , 
Deve  partir  di  quà. 

Dom,Oh  ^'ccchia  maledetta. 

C/rr.  ta   rudele  mia  2121 

La  cniama  in  Normandia, 
E  se  di  andar  colà  non  ha  lei  voglia 
D'  ogni  sua  eredità  tosto  la  spoglia. 
Ma  viene  Margherita. 

SCENA  XIII 

Margarita y  Virginia^  e  detti 

Mar^Sfìtgình  vostra  figlia 
Ecco  che  a  voi  ne  viene* 


Vlrg.03L  che  io  vi  ho  lasciato 
Così  mesto  ,  e  turbato. 
Non  ho  quiete,  ne  pace. 
Ah  !  carp  genitore.... 
Ma  cos*è  questa  roba?>.»  a  chi  appartiene? 

Ckr.E  questo  è  un  bel  presente 

Che  ti  fa  una  parente  , 

Che  abbiamo  nella  Francia^ 
riz-^.Oh  belle,  eh  belle  veftil 
Cler.Stnxi  però  Virginia, 

Cosa  la  zia  pretende , 

In  questo  foglio  il  leggi, 

E  poscia  al  gran  dolore  ,  dimmi  se  i^g^iì 

U  dà  la  Uttira 

^/>g Cerne?  ch'io  parta  tosto, 
E  mio  padre  abbandoni 
^Ah  padre  !,.,  l'h!  caro  padre... 
CUr. Ah  resister  noti  so.  Stelle I  che  pena. 
Cieli»  che  amaro  istante! 
Già  mi  manca  nel  sen  l'  alma  tremante^ 
Freddo  sudor  m' innonda. 
Palpito  ,  gelo  ,  e  tremo. 
Intorno  mi  circonda 
Di  morte  il  nero  orror. 
Figlia,  mio  ben,  mia  vita. 
Cedi  a!  destino,  e  parti; 
Ah!  sento  nel  lasciarti, 
CKe  mi  si  spezza  il  cor. 
^zVg.Caro  padre;  che  dite? 

Dunque  dovrò  partire  ? 
MarM^  via,  per  pochi  mesi..* 
Dom.Dà  poi  verrete  qui  raccg  ,  e, piena  d*qro, 
E  vi  mariterete. 


i6 

10  poi  per  primo  capo 
Sarò,  già  ci  s*  intende, 

11  cavalle r  servente; 

Andate  pure,  e  non  pensate  a  niente: 
yirg.Oh  Dio!...  che  fo      che  penso?... 
Mar. 

CUr.a  3  Essa  vacilla  ,  e  trema: 
Dom. 

Virg.      Amor  quà  m*  incatena  , 
Dov<y:  panir  mi  fa 
Quest*aJma  desolata 
Risolvere  non  sa. 

CUr 

Mar  m  1  ^^^^^"^^  ^  ^tm 
Dom  Risolvere  non  sa, 

SCENA  XIV. 
Dorvaly  Zahiy  e  detti 

M  ia  cara  sorella... 

Che  lieta  novella!,.. 

Ma  che?...  tu  sospiri... 

Perchè  quel  penar?... 
Virg.      Spiegarti  vorrei... 

Mi  sento  mancar. 
Don       Mio  padre  per  lei 

Mi  togli  d'  a%nno. 
Cler.       Ah  sappi!...  Conviene... 

Non  posso  parlar. 
Dcr,       Tu  ,  madre  ,  ragiona. 
Mar.      Ah  figlio,  deh  tacii 


l^or.       Ognun  m'  abbandona  ! 
^  *  E  dove  mancai  ? 

Perdono ,  se  errai , 
Ma  it  fallo  non  so. 
a  4        Tu  colpa  non  hai , 
Pili  dirti  non  so. 
CUr, .  Perchè  mai  da  un  padre  amato 
Vìr^.    Tu  la  iìgiii^  involi ,  oh  sorte  l 
Mar.    Qual  functto  ?moro  istante  ! 
Dom,    Giusto  ci;  1  !  che  crudeltà! 
Dor.    Chi  mi  guarda,,  chi  sospira. 
Tace  ognun,  parlar  non 
Ed  ìq  pur  non  so  perchè 
Incantato  resto  quà. 


Fine  df  IV  atto  prl::^^ 


ATTO  SECONDO 

SCENA  PRIMA 
Gkrdino  di  Clermont 
Margarita^  Virginia^  Domingo  f  t  pQÌ  ZaiL 


Mar. onsohti  y  Virginia  , 

Presto  ritornerai. 
Virg Oh  Dio  !  mi  trema  il  core» 

Sento...  che  vien  Zabi. 

Che  si  vuole  da  me? 
Zah,,  Monsieur  la  Bordonè 

Vi  avverte  ;  che  fra  poco 

Verrà  da  vostro  padre  in  questo  I eco. 
Vir^.ChQ  indmazion  crudele  ! 

Amica,  ahi  ca  a  madre, 

P  date     mio  Dorval,  parlate  ti  padre; 

E^e  a  D  rval  amato. 

Voi  di  me  ramm^^ntate 

Le  crudeli  mie  pene  a  lui  narratc/tfm 

SCENA  II 
Margarita  »  Zali  5  e  Domingo, 


Mar.LJuxìqae  per  quel  che  sent© 

Vcà  presto  panirete^ 
ZabS^  il  cielo  ,  il  mare  ,  il  vent©  Io  pei 


Mar.Tutto  vi  sia  .propizio  ; 

Oh  partenza  I  oh  distacco  J  oh  precipizio! 

parti- 

Zab,  Amico  caro  a  rivederci. 

a  Domingo  in  atto  di  partire 
Dom.kmìco  caro,  aspetta. 
Zab,.Mz  ti  dico  ,  che  ho  fretta, 
Dom,E  a  me  non  preme  ltì  fico. 
Zai.  Mu  se  ho  fretta ,  ti  dico.  Oh  questa  è 
bellat 

Dom.O  beila  ,  o  brutta  i  io  vo'  dirtela  tutta» 
Zàb.  M.^  questo  è  un  gran  tormento. 
Z>^//z.Aspetta  ,  apri  le  crecchie  ,  e  stammi 

attento. 

Ricordatevi  che  avete 
Un  tesoro  sul  vascello 
Di  Virginia,  già  sapete, 
Che  m'intendo  di  parlar. 

Zaò.    Ho  capito;  ma  vi  prego... 
Non  ho  tem*po  d' ascoltar. 

Dom,    Ma  vi  prego  d'ascoltar. 

Non  vorrei  che  alcun  con  lei 
Diventasse  impertinente  ;  — 
E  potria..'  ilon  sarà  niante... 
Ma  vedete...  in  mezzo  al  maxè 
Si  può  dire...  si  può  fare... 
Dopo  fatta...  corri,  corri. 
Non  si  f)uò  pili  rimediar. 

Zab,    State  quieto.  ^ 

Dom.    Ma  ascoltate 

ZaL    Non  ho  tempo... 

D&m.   Un  momentino. 

Zal.    Ma  non  posso, 

Dom.   Un  tamioin©. 


Zak    Oh  lav^clateini  in  malora. 

Mi  volete  far  crepar. 
Dom^   Guarda,  guarda  che  impaziente. 

Non  si  può  con  lui  parlar. 

Zaii  partft 

SCENA  III 
Domingo  f  e  Dorval 

Dor.iDov'c,  dov'è  Virginia? 

Ah  povcr«-tto  me  !  ssci  smdm0f& 

i7pff:.Pad'one  ,  cosa  c'è? 
DonLi  mia  Viiginia  " 

Mi  vogliono  rapire. 

Ma  prima  questo  sen  debbono  aprire. 

SCENA  IV. 
Virginia  ,  e  detttf 

FìrgX^^ioè  ?  cosa  vuol  dire  ì  c^^ìtatti: 
i3<?r. Senti,  Virginia  mia. 

Tu  giungi  a  tempo.  E'  vero. 

Che  presto  partirai  da  questo  loco? 
F/Vg.Via  ,  via  non  tanto  foco , 

leggio  obbedire  il  padre. 
D^r.E  vuoi  lasciar  Dorvalle? 

Oh  Dio  ,  che  fiera  pena  ! 

Ah  prendi,  c  di  tua  man  tosto  mi  svena, 

cava  ftiliì 

Ah  se  tu  parti,  o  cara. 
Viver  più  non  potrei , 


Duolo  spieiato  mio  compagno  sarebbe  » 
E  vuoi  abbandonarmi 
Idolo  mio  ? 

Ah  che  nei  petto  io  sento 
Tremare  oh  ni?mi!  il  cot, 
E  temo  oh  Dio  !  di  perdere 
L' amato  mio  tesor. 
Quai  frmiti,  quai  palpiti! 
Oh  giusto  del,  pitià  t 
Ah  che  suà  di  mf^l 
Tutto  trcm:r  mi  fa. 
Mi  quai  fremiti,  quai  palpiti! 
Oh  giusto  ciel ,  pietà  ! 
E  temo  oh  Dio!  di  perdere 


ia  cari  padrona , 

E  pf^rchè  iri3J  sì  mesta  ì 

Se  p  rtir  dee  Virginia 

U  ì  giorno  poi  rtorncià  più  liewi, 
^ar.Ques^a  speme  non  vieu 

Uh  affanno  al  mio  cor. 

Vrder  il  figlio 

Sconsolato  *  ed  afflitto.,. 

Ah  che  a  sì  ficr  dolore 

Resiste  appena  il  mio  materno  amore  ^ 
/5<?/».Coniro  il  Gi  1  chi  può  mai 

Rt^sis^ere  ,  o  pugnar? 
Mar,  )a  che  son  nata 

Ebbi  contro  il  dcstin,  e  più  non  spero 


V  amato  mio  jesor» 


SCENA  V 


Domingo  )  e  Mar^arlm 


Sereno  il  citi ,  ms  ógrjr;T  rorbido  ,  e 
nero. 

Sereno  raggio 
Di  lieta  calma. 
Non  vien  più  I'  alma 
A  consolar. 
Neppur  diletto  , 
Neppur  dolcezza. 
Il  liostro  petto 

N  n  sa  provar.  p^^^^ 

SCENA  VI, 

Virginia  ^  pei  Clermont  ^  Domingo  y  e  monsìem 
La  Bordoni, 

uelli  ssran  que*  fiori  ^ 

Che  lungi  che  sarò  dal  suo  sembiante 

Ramtnenterarno  i  nostri  puri  amori. 

Dorval...  ah  padre  mi.  , 

Dunque  dovrò  partire  ? 
C/er. Figlia  ,  fatti  corrggio, 

E  g-i  smarriti  s^nsi  accogli ,  e  aduna ^ 

Che  toffiieiti  ron  vo'  tanta  fortuna. 
DomNìtn  Monsieur  Bordonè. 
Bor.  Piesio  ,  presto.  Virginia, 

Non  V'  è  tempo  da  perdere  ; 

Favorevole  è  il  vento...  e  non  vorrei... 
C/^r.  Anche  il  vento  congiura  a'  danni  miei... 
VirgVcdiQ  ,  la  sicurezza 

Di  tornar  con  prestezza  , 

C^n  sorte  si  felice 

C^traggiosa  mi  rende,  e  d'  arder  piena; 
Che  àicc  il  vostro  cor?  debbo  partire  ? 


23 

Fiorila ,  56  del  mio  tote 

Xe  voci  ascolto  io  non  ti  lascio ,  c  ua 

giorno 
Colla  mia  piangerai 
La  tua  felicità.  Va ,  tuo  compagno 
Sarà  I*  alfjito  mio/ 

Rammenta  il  genitor...  mia  figlia.^,' addio- 
Vanne  o  cara,  e  di  tua  sorte 
Non  temer;  ti  guida  il  fato; 
Tornerai  felice  a  lato 
Dell»  amato  genitor. 
Ah  lasciarla  oh  Oio  non  posso  I 
E  lasciarla  r>h  Die  dovrò  l 
Ah  fr  i  tanti  affanni  miei 
Pia  speranza  al  cor  non  ho^  pmr 

SCENA  m 

Margarita  ^  e  Virginia  r. 

J^rr^.Povero  padre  ! 

Amato  mio  Oorva^le  , 

la  quali  angustie 

Or  mi  ritrovo  avvolta? 

Piacesse  al  Cielo  , 

Che  cangiare  potessi  • 

La  crudele  mia  sorte  ! 
Mar.Oh  mia  cara  Virginia, 

Ecco  che  raccolti  sono 

I  vaghi  fiori , 

Che  consegnar  io  devo 

Al  caro  tuo  DorvaL 
F/Vjf.E  non  per  ancne 

Tu  il  vedesti,  amabile  Margarita^ 


Af^r. Ancor  noi  vidi. 
1^rg,^mì  di  quà  poC  anzi..,  ' 

Quanto  ne  godeva... 

V..nne,  Io  cerca  , 

SolleGua  gli  reca./, 
Mar^Oh  quanto  io  ne  godo 

Nel  cómpiàcerti  ,  amica. 

Ancor  ir^  rttl  mio  sen 

Provo  1*  amore  , 

Onde  non  so  negarti  un  tal  favore 
rir^.Dch  !  madre  non  piangete  ; 

Vedrete  ,  si  vedrete 

Il  mio  coraggio  , 

E  con  quanto  valor 

Seejuir  men  vo*  il  destino 

D'  avverso  fato. 

Vi  lascio,  sì  vi  lascio. 
Oh  cara  madre  amata, 
Qùant'  è  il  duolt) , 
Ch'  io  sento  in  petto , 
No.  spiegarlo  non  poss'iOp 
E  voi  dite  ali*  idol  mio. 
Che  gii  lascio  questo  cor. 
Palpitar  il  cor  mi  sento 
Nel  dovervi  abbandf  nan 
Smanie,  affanni,  idee  feroci. 
Da  voi  tutti  alfih  qut  st*  alm^- 
Questo  cor  s'  involerà. 


SGENA  Vìa 

Dorval ,  €  Domingo 

Dpm.^h  non  credeva  mai.,. 
Dar  Dimmi  ,  Domingo  mio  , 

Dimmi  la  verità  ;  cosa  han  risolto  ? 
Z>am.Virginia  partir  deve, 

E  partire  questa  sera. 
Dor.  Ahi  faccia  di  galera. 

Con  tal  franchezza  il  dici? 
Dom,Auzi  a  dirvela  schietta 

L*  ho  consigliara  io  stesso  alla  partenza, 
£>4^f. Barbaro..*  eterni  Dei! 

Tutto  il  mondo  congiura  a'  danni  miei, 

Presro  ,  ^a  da  Virginia , 

Dille  ,  che  Jii  mare  è  infido; 

Dille ,  che  in  questo  lido 

Il  ciel,  la  terra,  amore,  e  l'amicizia 

La  V'  glion  meco  unita,  ,  ^ 

E  s*  ella  partirà  pejd*  io  la  viti, 
Dom.Ygido  *  e  vi  servo  subito,  . 
Oor  Mi  cosa  le  dirai? 

DomXt  dirò,  che  qui  resti,  e  ch'io  sbagiiaL 
Le  diiò  per  buon  principio. 
Che  un  grand*  asino  son  io... 
Ho  sbagliato ,  signor  mio  , 
Torno  adesso  a  principiar. 
Le  dirò,  che  la  parente. 
Anzi  il  mare...  no  la  terra , 
Anzi  il  cielo...  perdonate: 
Che  vicino  la  bramate, 
E  di  qua  non  deve  atidar 


i6 

perchè  poi  con  buena  grazia... 

Se  non  sbaglio...  verbìgrasia*.» 

L*  amicizia  coli'  amore 

Parentela  avrà  da  far. 
Vado ,  vado ,  parto ,  torno  ; 

Dammi  tempo  ,  e  lascia  fu.  parti 

SGENA  IX, 
Dorval ,  €  poi  Virginia 

Dar.  Ah  !  che  pena  crudele  : 

L'  unico  mio  tesoro 

Dunque  perder  dovrò  ? 
t^irg.ho  y  no  Dorvalle  mio,  ritornerò. 

Ah!  se  sapesti,  amico, 

Quanto  costi  al  mio  cor  la  mia  partenra! 

Fra  il  padre,  e  fra  1*  amico 

Ho  diviso  il  mio  core. 
£)or  Ma  io  non  reggo  al  dolore. 
Virg.P'itg^  la  fronte,  o  caro^ 

Al  voleri  del  Cielo» 

Sarò  sempre  per  te  fida,  e  amorosa, 

E  se  tu  mi  verrai  sarò  tua  sposa. 
J?^r. Parti  dunque  ,  o  ben  mio,  che  non  ho 
core 

Vederti  perder  così  gran  fortuna. 
Virg.  Junque ,  Dorvalle  ,  addio. 
Dor.  Ah  !  per  pittà  se  m' ami 

Non  ti  staccar  di  me.  R.'sta..,  che  dico? 
F/>o;.Oh!  Dio  ti  pentì,  amico? 

Ah  !  eh*  io  vacillo ,  e  cedo  , 

Se  tu  piangi ,  ben  mio  ;  - — 

E  se  qui  vuoi  restai  ,  qui  rerto  anch*ia 


Tu  sei  la  mia  ^pei'anza  , 

La  mia  felicità. 
Ah!  senza  te  qu^st*  alma 
^        Piacer  trovar  non  sa. 
Dor.    Che  dolce  istante  è  questo  ! 
Virg.   Oh  quale  è  il  mio  contento! 

Per  me  più  bel  momento 
^  Di  questo  non  si  dà. 


Margherita  y  CU  r  moni  e  ^  detti  ^  Domingo  ^ 


Mar-  V  irginia»  vostro  padre 

Or  va  in  traccia  di  voi.  ^ 
Dar,  Madre  mia  non  sapete  ? 

Virginia  più  non  parte. 
Mar.Comc ,  perchè  ?  che  dici  ? 
Dor.ìioi  saremo  infelici. 
Mar.Ncn  più  parlar,  Dorval ,  io  te  T  im- 
pongo. 
E  tu ,  c?ra  Virv^inia...- 
Cler, Ahi  cara  figlia  mia.... 
Dor,  Ma  perchè  ,  giusti  Dei  ! 
Permetter  non  volete 
ChMo  pana  insiem  con  lei  -! 
Mar,Chì  poi  consolerebbe 
L' afflitto  di  lui  padre  ? 
E  se  tu  parti,  o  figlio. 
Chi  consolerà  tua  madre  ? 
Fir,  Ohimè  !  sento  il  segnale. 


odesi  in  lontano  un  suon4  dì  tamiurrc 


SCENA  X. 


e  La  Bordone  ^  tutti  a  suo  tempo. 


Dor,l^cco  il  mio  crude!  nemico. 

s*ode  un  tiro  di  canncrti 
Ah  che  psnenXa  smara  l 

Che  baib  ro  momcptc  ! 

No  che  del  mio  tormento 

Non  sente  alctin  pietà. 
«  5    Si  spezza  il  cor  ne!  seno 

In  sì  funesto  istatfte. 

Di  quanti  affanni  è  pieno 

Questo  spietato  dì  ! 
Cier.  Deh  prendi  un  altro  amplesso  f 

Vieni  al  mio  seno ,  o  figlia  » 

Perdona  a  un  padre  oppresso 

Se  il  suo  dover  compi, 
Vir.    Crudeli,  ornai  cessate. 

Che  con  le  vostre  pene 

Gii  afFmni  raddoppiale 

AI  misero  mio  cor. 
£ar.    Spira  pirpisio  il  vento. 

Virginia  srl  s*aitende. 
JDor.    Padre  crudele  e  barbaro  ! 
Vir.    Toglietemi  rapitemi. 
CUr.    Privo  di     ,  mia  speme. 

Di  me  che  mai  saià!  ^  ^ 

Èor,  AT^i^mo. 
Dor,  Lisciatela. 
Tutti   Fermatevi,  a  voi  tornerà, 
Dor,  •  Che  ria  crudeltà!  Bordone  Zabi^  e  Mori 
la  prendono  per  portarla  vìa  a  fì»r;^(i 
Vir.     Addio.....  mio  padre.... 

Addio  mie...  i  ddio..,. 

P<irte  mei^a  sostenuta  dai  marinari  con 

La  Bordone  e  Zahi^  Margherita  accampa-^ 

fna  CUrmont^  e  Domingo  trattime Dorvétl 

che  vorrzbbe  feguitz:-  a  for^a  Virginia. 


Dvr,    Tiranni  s  pierati  ^ 

Che  ria  crudtltà! 
Cler.    Qntst'  alma  dclente 

Miucando  mi  va. 
a  3    Cmemu,  felice  a  voi  tomeià. 


Riva  del  mare.  Da  unaparté     innalza  una 
rocca  praticabile.  Notte. Luna,  che  spuma. 
Il  Ciclo  nuvcloso. 

Servii  con  altri  uomini  f  e  insieme  DamingQ^ 


Ber.  J\ì  travaglio  d  travaglio, 
O  buoni  amici, 

L' ufficiale  del  porto  teme  una  tempefta; 
Andate.,.,  andate. 
Accendete  de*  fuochi 
Acciò  i  vascelli,  se  tessero  in  periglio, 
Venghino  a  (queste  arene 
Per  sollevarli  da' travagli  e  p^ne.  farte 


Pronti  a*  suoi  cenni  si-mo. 
Soccorrer  gl'infelici 
Comanda  umanità  ; 
All'opra  all'opra  andiamo. 
partomy  t  vanno  sulla  rocca^dovU  Servii 


SCENA  XI. 


All'opra  all'opra  andiamo. 


SCENA  XIL 


Lampi ,  e  tuoni. 

Dorvalf  e  Clermonu. 

Dor.  C3himè  !  Pho  presagito  : 
11  eie!  non  acconsente 
Che  Virgima  sen  parta; 
E  ^'GÌ,  p  dre  cfudelv 
.  CUr,  Ah  !  per  pietà,  se  non  vuoi  làmia  morte,,. 

Non  accrescer?:  affanni  all'  alma  mia..,, 
/7(7r.  Affanni  ?  adesso  *  afiànni  ? 
Or^vevate  sentirli 
N:  !  d' nirle  il  permesso, 
elenio  gliel'  ho  concesso 

Pe^  suo,  pel  comun  bene; 
Non  angustiare  co*  rimproveri  tuoi 
I/afH  tro  genitore.  Taci  ^  se  puoi,  -  - 
Figlio^  se  brami 
Mia  cruda  sorte. 
Uccidi  un  misero. 
Ma  non  parlar. 
Don       FiP'lio  mi  chiami, 

E  vuoi  m  a  morte? 
Non  so  resistere , 
Mi  fai  gelar. 
A  1      Ah!  troppi  spasimi 
^  Tu  costi  amore; 

Per  te  quest'  anima 

Sento  mancar.         jparu  CUr  man 


SCENA  xni. 


3^ 


Grati  tempesta  di  màrè  ;  si  ve4ranD0 
vascelli  immergersi  heir  cn3  e.  - 

Margher:ta.  ÈsrvU  su  U  roècà  tò^  Mori^  che 
travagliano ^  con  corda^^ì  €  tàVole^  É>orval^ 
€  Domìnp^  indi  tutti  a  suQ  timpo» 

A/tfr.'Figlio,  pur  ti  ritfovo  ..„ 
JS^r  Amici  crescete  fuoco  ai.  fuoco; 

Io  SCI  prò  du.^  vascelli 
'       Che  lottano  cotttro  la  ónde- 
Dor.àhl  cara  maJre  mia. 

Lo  sentite?  Èi  parla  di  vascelli 
Afar.Figiio  siegu>mi  alia  nostra  abiiazicte. 
Dor.P  t  caiità  lasciatemi 

Qui  in  attenzilpne. 
Ber.  li  vascello  del  Governatóre  I 
Dór.iJci  sign  r  de  la  Boi  doni? 
5er.L*  albero  maeftro  è  torto. 
Par.  Sentite  qual  spaventevole  rumtìtc. 

Alma ,  coraggio 

Ad  eseguire  quanto  ti  dite  iì  còre. 
iVfar.Figlio ,  che  tenti  di  fare  ? 
D^r.O  salvare  il  mio  bene  , 

Oppur  morire, 
^o?3i,Anch' io  vo'  seguir  la  sua  s6rte. 

Dorval  monta  su  lapih  alta  cimaddla  roc&A 
i  precipitosamente  si  getta  in  mare^  Do- 
mingo fa  lo  stesso  ;  la  burrasca  i  in  tutto, 
il  suo  pik  terribile  prospetto.  I  Mori  ^^r* 
tana  in  mare  tavole  e  corde  ;  si  vede  il 
vafc^lU  dil  taBordpnì  ^Qìtiif^mtQ  itspr^^ 


mente  dalVonié^  sen^ aìheri  e  sen^a  vele. 
-  Jn  questo,temj)oJa scena  ora  viene  illumi^ 
'natada  cpniinui  lampi,  ora  estremarninte 
assicurata  dalle  tenehrè  più  spaventevoli; 
<unfulmìn0^  cade  sopra  ilvascAlq..  lojpei^a^ 
.   _  e  Virginia  viine  inghiottita  daW onde ^  min- 
Jre  gli  altri  tentano  di  salvarsi  nella  lan- 
da^ tutti  SI  disperdanole  quando  in  mare 
fton  si  vede  piìi  nessuno^  il  Coro  prorompa 
e  dice: 

'  'O'quai  funesta  sorte! 
O  inev»orahil  morte  ! 
Ahimè  che  l'infelice 
•     Priva  di  vita  è  già. 
Mar.'¥ì%\xo,',/.  DoTvaL...  oh  Dio! 
"  Ah  !  in  mezzo  al  dolor 
Mi  perdo  anch*  io. 

La  prò  cella  si  va  calmando^  t&nia  a  fivsf 
vederxJaZi^a^i  e  s^illmnina  il  Ttatro 
C/er, Figlia,  mia  cap  figlia,  * 
^h J    .di  Dorvallé  avessi 
Abbracciato  una  volta 
l  buon  consigli. 
Afar. Ambidue  ijui  siamo 

Senza  figli. 
Cler.Oh.  padre  il  più  desolato? 

O  i putii  pianto  .! 
Za^. Signore.,,,,  signore....  frettelos9 
Mar  k\i  Zabi  amato  1 
^ah»  E*  viva ,  è  viva  , 

Io  vi  piego  signora! 
E'  viva,  è  viva,  ^ 
Calmate  il  ptarito. 
t/e>. Oh  giusto  del!  e  c^me  mai? 


Zah,  Sopra  un  pezzo  di  tavola 
Virginia  ho  sostenuto, 
È  m' è  riuscito  d* aggraffiate 
Anche  Dorvallc. 
Ecco  Pajuio  c^e^ bravi  isolani. 
Eccoci  sani ,  e  terminar  gli  2lSkmh 

Mar.E  dove....  e  dove  son  per  ora? 

C/er.Dòve  si  son  fermati v? 

^aè. Nella  casd  d'un  vecchio 
GP  hanno  portati 

Per  mutarli,  vestirli ,  e  ristorarli  ; 

E  qui  tosto  verran  a  consolarvi  • 

Oh  !,.o.  eccoli  eccoli. 
C/fr.  Figlia  mia  !  cara  figlia  ? 
iVfar .Dorval  mia  bella  speme  ì 
a  i  Oh  portento  del  ciel  I 
Dom.Ohì  mi  con3olo  del  vostro 

Buon  arrivo  : 

Veramente  un  tal  viaggio 

E'  stato  un  po' cattivo^ 
TttmNoi  tutti  giubÌ3Ìliamo 

Per  la  vostra  salvezzac 
Vir,  Io  salva  sono  , 

I  vostri  prieghi  alfine 

Accolse  il  eie!  pietoso* 
BcToOt  che  salvi  qui  siete. 

Al  mare  infiio 

Non  V*  esponete  più  ; 

Clermonte  amato  , 

Dareste  voi  la  figlia 

Al  tenero  Oorvalle  ? 
C/^r.A  nodo  tal  difficoltà 

Non  trovo. 

'ì 


Dor.Olì  desiata  sorte! 

Cara  Vjrginia  mit 

Del  tentr»»  amor  tuo 

Donam.'  un  pegno. 
Vin  Ed  eccoti  la  m.n  , 

Eccoti  il  segno. 

Sciò  qual  tu  mi  vuoi 

la  o^ni  evento  , 

Sirò  'a  tua  speranza 

Il  tuo  conter^to. 

Don    Tanta  gioia  al  cor  mi  sento, 
Qjal  conforto  qual  contentt 
Questo  t  mro  momento 
Quante  pene  fa  scordar  l 

Vir,    Qui',  piacer  m'inonda  Ji  seno  ! 

Più  non  chiedo  ai  ciel  pietoso^ 
Caro  padre,  amato  sposo. 
Io  non  so  che  mai  br  mar. 

CUr.    Figli  amati ,  nel  vedervi 

Tutt*  amore ,  e  tutto  affetto 

Tutti      Dal  contento  e  dal  di]  ato 
S  nto  il  core  a  giubbilar  ; 
Questo  tenero  momento 
Qur:nte  pene  fa  scordar  ! 

Dot.    Con  Ja  (  cg.  Amor  discenda 
Sì  bel  giorno  a  coronar. 

Tutti  Nè  m  i  più  sì  rea  viccnd* 
Ci  ritorni  a  funestar. 


Fini  iil  Drammé. 


A  M  I  N  T  A  : 

PERSIOUITATO 

DA  CIRCE 

SALLO  FAVOLOSO  PANTOMIMO 

m  TRE  ATTI 
COMPOSTO  E  DIRETTO 

DAL  SIGNOR  LEOPOLDO  CAMPILL? 

DA  RAPPRESENTARSI 

NEL  TEATRO  DI  S.A.S.  IL  SIGNOR 
PRINCIPE  DI  CARIGNANO 

Ntl  Carnovale  del  1799 


Al  rispettahilissimo  Pubblico 


LEOPOLDO  CAMPILLI 

J^Qveudo  io  esporre  ^pubblicamente 
in  scena  un  ballo  da  me  composto^ 
che  ha  per  titolo  Atninta  perseguitato 
da  Circe^  io  non  pretende  di  mettermi 
al  pari  di  que*  grand^  uomini  >  d^un 
immaginoso  Fietrot^  d^un  ragianatù 
Angiolini  ^  d'' un  spiritoso  DeNovver^ 
di  un  seriosa  Vesfris^  e  di  un  dili-^ 
catissuno  Pick ,  che  rinnovarono  il' 
pensamento  e  lo  splendore  degli  an^ 
tichi  tempii  ma  intento  soltanto  di 
correr  dietro  alla  luminosa  carriera^ 
che  aprirono  i  suddetti  per  chi  am^ 
bisce  imitarli  y  spero  che  rindulgen:j^a 
di  questo  rispettabilissimo  Pubblico 
Condonerà  alt  insi/£icien:j^a  mia^  ed 
avrà  presente  soltanto  il  vive-  desi^ 
derioy  che  ho  di  servirla. 


PERSONAGGI 


AMINTA  giovine  pastorello  amante  di 

//  signor  Giacùmo  Gentili 
ISMENE  giovine  pastorella 

La  signora  Gioanna  Campillì 
CIRCE  Maga  amante  non  corriiposta  d' Aminta' 

ÌLa  'signora  Rachele  Spazia 
AMORE 

//  sipior  Pietro  Campìlli 
Khxì  Amorini 
Una  truppa  di  genj  e  ninfe 
Una  truppa  di  furie 


ATTO  PRIMO 


39 


Campagna  ,  che  termina  in  un  Bosco  sul  pendU 
d'una  collina  \  nella  valletta  vede  si  un  albao 
piedi  del  quale  un  sediU  coperto  d*  erbette  p 
t  di  fiori ,  alla  parte  opposta  vedesi  ara  accesa^ 
sopra  la  quale  i/ e  desi  il  simiilacro  d*  amore^ 

truppa  di  genj,  e  ninfe  ornate  di  ghir- 
lande ,  e  fiori  ;  questi  saranno  situati  in  dif- 
ferenti attitudini,  formando  una  graziosa 
danza,  pieni  di  venerazione  implorano  il  si- 
mulacro di  Cupido  per  ottenere  la  sua  pio- 
tózione  :  in  fine  tutti  depongono  le  loro  ghir- 
lande sull*  ara ,  e  con  segni  di  gioja  tutti 
uniti  partono. 

Aminta  col  suo  flauto  va  ricercando  la  sua 
amante  ,  e  attendendola  s'  occupa  a  formare 
un  trofeo  del  suo  flauto  con  ghirlande  di  fio- 
ri  , ^  o^tia  1'  albero,  incidendo  sopra  lo 
stesso  il  nome  della  sua  pastorella. 

Impaziente  di  rivederla  va  sulb  collina  v 
guarda  all'  intorno ,  e  tra  il  folto  degli  alberi 
non  iscorgendoia ,  ritorna ,  e  va  di.^pera  ;  va 
a  piedi  dell'  ara,  pregando  il  Nume  ,  accid^ 
faccia  venire  la  sua  amante  (  qui  si  sente 
dentro  il  bosco  la  voce  d' Ismene  )  corre 
Aminta  ad  incontrarla  ,  e  quando  da  lungi 
la  vede  cangia  pensiero ,  e  va  tosto  a  celarsi. 

Ismene  giunge  al  luogo  indicato ,  e  non 
trovando  ivi  Y  amante,  è  sorpresa  dalla  tri' 
stezza ,  lo  crede  infedele,  e  si  lagna  cella 
incostanza.  Dopo  avere  con  mesti  sguardi 


4<5 

considerato^  lì  differenti  oggetti ,  che  la  cir* 
confano,  si  arrestiiPO  i  suoi  sguardi  sopra  il 
trofeo  formato  da  Aminta  ,  riconos  ce ,  che 
l'^amante  è  fedele,  distacca  dall*  albero  i! 
flauto,  e  cnn  giubilo  più  volte  lo  bacia:  lo 
limette  indi  al  suo  posto  ,  siede  ,  ed  atten- 
dendo 1?  oggetto  adorato ,  che  non  vede  ve- 
nire ,  dubita  di  quclche  stratagemma ,  e  fin« 
ge  di  addormentarsi.  Aminta  ritorna  a  lento 
ppsso  ,  la  crede  immersa  nel  sónno  ,  e  coglie 
quest'  occasione  per  dar^e  nuove  prove  dell* 
amor  suo.  Neil  atto  di  toccarle  le  mani  ella 
si  sveglia ,  mcsira  d*  essere  sdegnata  ,  e  gli 
dice  d'  allontanarsi.  Aminta  finge  di  non  cu- 
rare un  tal  cenno,  e  fa  sembianza  di  partire. 
Vorrebbe  Ismene  comparire  indifferente,  ma 
vedendolo  separarsi  da  lei,  gli  corre  appresso; 

10  scaltro  pastorèllo  s'accorge  dell'emozio- 
ne d*  Ismene ,  e  sorride.  Confusa  ella  d'aver 
fatti  i  primi  passi,  s**  ne  ritorna,  e  nel  mo- 
mento ,  che  vuol  sedere.  Aminta  che  la  se- 

fjue  inosservato,  la  riceve  fralle  sue  bracciao 
smene  retrocede  lagiiandosi  scherzosamente, 
indi  cede  ,  e  dimostrano  insieme  danzando 

11  loro  eriubilo  :  slla  jSne  siedono  entrambi» 
Qui  ritornano  i  pastorelli,  vedono  i  due  le- 
iici  amanti  ,  e  fanno  loro  omaggio.  Ismene^ 
ed  Aminta  sbalzano,  abbracciano  tutti,  c  con 
gran  giubilo  intrecciano  la  loro  danza.  U  ciclo 
luona ,  e  la  maga  Girce  discende  nel  suo 
carro  tir  t^^  da  due  draghi  alati:  le  pasto  elle 
fuggono  ripiene  di  spavento,  ma  Ismene, 
ed  Aminta  sono  impediti  dslla  mag^  ,  che 
li  c  ©stringe  ad  arrestarsi.  Circe  che  pià  volte 


era  stata,  nel  villaggio  aveva  sentito' il  più 
tenero  amore  per  Ailiinta  ,  e  non  potendo 
vincere  la  sua  passione  ,  vedesi  obbligata  a 
dichiararla.  I  di  lui  replicati  rifiuti  irritano 
ia  sua  collera  ;  sdegnata  ella  lo  minaccia,  ed 
invoca  l'inferno.  Le  farie  accorrano  alla  sua 
voce  ,  e  rie  attendono  gli  ordini. 

In  questi  terribili  momenti  non  rimane  ai 
due  sventurati  amanti,  che  la  speranza  d'im- 
plo|:ar6  la  clemenza  di  Circe  ,  la  quale  solo 
asc®Itando  il  geloso  suo  furore  ,  comanda  \ 
che  sieno  separati  :  le  furie  si  precipitano  su 
quelle  vittime  sventurate  colle  attitudini  le 
più  minacciose.  Gli  amanti  cedono  alla  fine, 
e  cadono  in  braccia  dèlie  furie ,  che  gli  stra- 
scinano altrove  seguendo  la  loro  sovrana  :  ri- 
tornano a  lento  passo  le  pastorelle,  e  non 
ritrovando  più  Aminta ,  ed  Ismene,  mostra- 
no un  estremo  dispiacere ,  e  risolvano  d'an- 
dare in  traccia  di  essi  ,  e  tutte  unite  pirtono. 


Deserto  spaventevole  con  alte  rupi  scoscese  in 
prospetto,  a  sinistra  una  torre  c§n  votatine  di 
fuoco  aW  intorno. 


V-^omparisce  Ismene  nell'alto  di  detta  torre 
attendettdo  fra'  gemiti  la  fine  di  sua  sorte. 
Circe  arriva  seguita  da  Aminta  condotto  dalle 
fnrie  ;  ella  gli  mostra  la  torre,  e  l'anima 
del  fedele  amante  freme  sull'orrido  pericolo 
d'  Ismcae;  Circe  gli  fa  comprendere  ,  che 


ATTO  SECONDO 


41 

sola  mt^zo  di  salvarla  si  è  Paccòndiscen-^ 
derc  a*  suoi  disegni.  Ismene  dallValto  non 
temendo  ,  che  per  1*  amante  ,  gli  fa  segno 
di  cedere  ai  le  brame  di  Circe,  ma  Amima 
rifiuta  ogni  proposta,  e  si  risolve  piuttosto 
pLiire^  che  mancare  a' suoi  giuramenti.  Circe 
diventa  più  furiosa  ^  ed  ordina  alle  furie  di 
trasportailo  sulla  cima  d'  una  rupe  ,  ed  ivi 
attaccarlo  :  aefit=:^ta  però  ella  dair  amore  ,  e 
dal  furore,  cede  al  primo,  e  si  calma  :  ascen- 
de sopra  un*  Itra  rupe  vi  :ina  ,  propone  ad 
Aminta  per  V  ultima  volta  di  salvare  entrambi 
a  condi^Jont: ,  eh*  ."gli  le  dia  la  mano,  ed  il 
cuore.  Aminta  non  P  ascolta ,  e  disdegnoso 
vo^ge  altrove  il  passo  ;  a  quest*  ultimo  o!*. 
iraggio  s'acceride  la  magra  d*un  estr-^mo  fu- 
rare ,  ed  ordina  alle  fuiie  d*  entrare  nella 
torre  ,  ed  incendiarla.  Si  distaccano  alcune 
J>ietre  della  torre,  e  ne  escr no  le  fiamme 
da  tutte  le  p-rti:  n^  l  momento  che  la  torre 
crolla  comparisce  Amore  con  quattro  amori- 
ni suoi  seguaci  ,  sente  la  p  ù  viva  ccmpas- 
.sione  al  pericolo  de'  due  amanti  ,  ed  invia 
gli  amorini  al  loro  soccorso.  Si  v<'  lge  indi 
a  Circe,  limproverandole  la  sua  tirmnia.  In 
questo  si  veggono  Aminta ,  ed  Ismene  .tra- 
sportati rell*  aria  in  mezzo  a  detti  amorini» 
p^rò  divisi  r  uno  dall'  altro.  Circe  vedendo 
che  Amore  si  è  armato  a  suoi  danni  cambia 
il  suo  sdegno  in  dolore,  e  disperazione, 
batte  il  suolo  colla  vérga  magica,  e  compa- 
risce quindi  il  suo  carro  unitimente  alle 
fiuic  ,  che  corrono  a  farle  circolo:  siede  la 
maga  sul  carro,  e  viene  rapidamente  ira- 


'  spoi^isa  altrove,  te  furie  dopo  alcuni  passi 
ballabili  paitono  insieme. 

ATTO  TÈRZO 

Una  dolce  srmonu  annunzia  l' arrivo  di 
amore  ,  il  quale  discende  in  un  lucido  nu** 
volato ,  che  copre  tutto  il  lestrc.  Comparisce 
Aminta  accompagnato  da  due  amorini  j  e  nei 
vedere  il  suo  liberatore  si  getta  a' suoi^piédi 
chiedendogli  la  grazia  di  fargli  rivedére  la 
sua  cara  Ismene.  Amore  lo  abbraccia  ,  é  dà 
or-dine  agli  amorini  di  condurle  la  pastorella. 
Qui  le  nubi  si  dilatano  alquanto ,  e  lasciano 
scorgere  Ismere  ,  la  quale  liposa  S(  pra  un 
letto  di  fiori.  Rinvenuta  ella  dal  suo  incan- 
tesimo corre  a  precipitarsi  nelle  braccia  del 
$no  amante;  rendono  entrambi  omaggio  ad 
Amore,  che  gli  unisce  insieme  col  nodo  d* 
Lneneo.  Il  benefico  Nume  ordina  alle  nubi 
di  dileguarsi ,  ed  esse  dolcemente  rimontano 
e  lasciano  vedere  un  superbo  giardino  ,  che 
termina  in  una  terrazza  m  forma  d'anfiteatro 
contornato  di  bakusti  tf  di  marmo  bianco, 
adorne  dì  vasi.  N  11*  alto  vedesi  un  piccolo 
piane  6>ve  è  posto  i'  tempio  d'Amore  in  for-- 
ma  dì  rotonda  ,  con  piedestallo  in  mezzo  , 
su  cui  va  a  porsi  Amore  accompagnato  dalfa 
coppia  dianzi  resa  felice* 

ti  fondo  del  teatro  è  terminato  in  vari  pen 
folate  ;  fra  questi  si  vedono  i  g^nj  dell'uno, 
e  deli'aUro  sesso  con  ghirlande  di  fiori,  che 
discendono  a  due  a  due  ,  celebrando  con 
lieta  danza  1«  fcsti  4'Amo£e.  Le  imm%  d^ì 


44  •  . 
campi ,  come  pure  <|uc!l.c  dei  boschil 
no  ad  essere  spettatrici  di  questi  gì\|f 
iiocenti ,  c  termina  il  bal|o  in  un 
^cnerale^